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Tempo di lettura: 7 minuti

In molti settori, gestire sostanze potenzialmente esplosive fa parte della quotidianità lavorativa. Per prevenire le esplosioni fin dall’inizio, o per gestirle al meglio in caso di emergenza, le aree interessate vengono suddivise in zone ATEX ai fini della protezione dalle esplosioni.

In questa guida scoprirai come queste zone vengono classificate e contrassegnate.

L’essenziale in breve sulle zone ATEX    

  • Definizione: le zone ATEX sono aree a rischio di esplosione in cui si lavorano, si producono, si trasportano o si stoccano sostanze esplosive.
  • Classificazione delle zone: esistono sei zone ATEX, classificate in base alla frequenza e alla durata dell’atmosfera esplosiva. Le zone 0, 1 e 2 riguardano le atmosfere contenenti gas, vapori e nebbie; le zone 20, 21 e 22 riguardano le atmosfere contenenti polveri.
  • Grado di pericolo: nelle zone 0 e 20 l’atmosfera esplosiva è presente in maniera costante, frequente o per lunghi periodi; nelle zone 1 e 21 solo occasionalmente durante il normale funzionamento; nelle zone 2 e 22 solo raramente e per breve tempo.
  • Aree interessate: le atmosfere esplosive possono formarsi, ad esempio, nei depositi di sostanze pericolose, negli impianti a gas, con l’uso di sostanze chimiche o con la movimentazione di polveri organiche come farina, legno o zucchero.
  • Basi legali e obblighi aziendali: in Italia sono stabiliti, tra l’altro, dal D.Lgs. 81/08 (Titolo XI), che recepisce la direttiva ATEX 1999/92/CE.
  • Marcatura delle apparecchiature: le apparecchiature utilizzate nelle zone ATEX devono essere certificate secondo la direttiva ATEX 2014/34/UE e contrassegnate secondo la norma EN/IEC 60079-0:2018.

Cosa sono le zone ATEX?

Le zone ATEX sono aree in cui esiste un rischio di esplosione.

Il rischio è presente soprattutto dove si lavorano, si producono, si trasportano o si stoccano sostanze infiammabili. Si distingue tra atmosfere di gas, vapori e nebbie (zone ATEX 0, 1 e 2) e atmosfere di polveri (zone 20, 21 e 22).

La classificazione delle zone ATEX suddivide le aree interessate in base a frequenza, durata e probabilità di formazione di un’atmosfera esplosiva. Questa suddivisione è il risultato della valutazione del rischio e costituisce la base per le misure di protezione, le categorie di apparecchiature e gli intervalli di verifica.

Quali aree sono a rischio di esplosione?

Le sostanze esplosive sono diffuse in alcuni settori, per esempio nell’estrazione e nella lavorazione di petrolio e gas naturale, nell’industria mineraria o in quella chimica. In realtà possono presentarsi anche in aree meno tipiche, come il magazzino o l’intralogistica.

Rientrano in questa categoria tutti i siti di stoccaggio, produzione ed estrazione in cui gas o polveri esplosive sono presenti, possono formarsi o vengono utilizzati deliberatamente.

Esempi pratici:

  • depositi di sostanze pericolose
  • impianti a gas
  • uso di sostanze chimiche
  • stoccaggio e movimentazione di polveri organiche come farina, legno o zucchero

Quali obblighi hanno le aziende con zone ATEX?

Insieme alle misure di sicurezza antincendio sui luoghi di lavoro, la protezione dalle esplosioni è una componente centrale del sistema di sicurezza aziendale. Il primo passo è sempre una valutazione del rischio, per identificare le aree a rischio di esplosione presenti in azienda.

Se nella tua azienda esiste un rischio di esplosione e sono state definite delle zone ATEX, dovresti adottare queste misure:

  • Contrassegnare le aree a rischio di esplosione (segnaletica secondo l’Allegato III della direttiva 1999/92/CE, l’Allegato XXV del D.Lgs. 81/08 e la norma UNI EN ISO 7010).
  • Non utilizzare fonti di innesco nelle aree interessate
  • Prevenire le esplosioni, per quanto possibile, tramite misure preventive
  • Redigere e mantenere aggiornato il documento sulla protezione contro le esplosioni (DPE), secondo l’art. 294 del D.Lgs. 81/08.
  • Effettuare verifiche periodiche della sicurezza contro le esplosioni, secondo l’art. 296 del D.Lgs. 81/08 (per gli impianti elettrici, la norma tecnica di riferimento è la CEI EN IEC 60079-17).

Il rischio di esplosione non è uguale ovunque né per tutte le sostanze: per questo le aree a rischio vengono suddivise in zone ATEX. Tale suddivisione permette, dopo la valutazione del rischio, di adattare le misure di sicurezza a ciascuna area in modo ottimale, definendo le regole per il lavoro quotidiano e per le situazioni di emergenza.

Classificazione delle zone ATEX

La direttiva ATEX 1999/92/CE, recepita in Italia dal D.Lgs. 81/08 (Titolo XI), stabilisce che ogni azienda deve redigere, nell’ambito della valutazione del rischio, un documento sulla protezione contro le esplosioni (DPE), che suddivide le aree a rischio in zone.

La direttiva stessa definisce i criteri e le denominazioni delle zone ATEX. Oltre a frequenza e durata del rischio di esplosione in ciascuna area, si distingue anche se l’atmosfera esplosiva è causata da gas, vapori e nebbie infiammabili oppure da polveri combustibili. Da qui derivano le sei diverse zone ATEX.

Per le atmosfere contenenti gas, vapori e nebbie si applica questa classificazione:

Zone ATEX in una stazione di servizio: zona 0, zona 1 e zona 2 con i simboli di pericolo esplosione
Zone ATEXCausaDurata e frequenzaEsempio
Zona 0  Miscela di aria e gas, vapore o nebbia infiammabileCostante, per lunghi periodi o frequente• Interno di serbatoi, reattori o cisterne
• Spazi di testa
• Tubazioni con livello di riempimento continuo
Zona 1  Come per la zona 0Può formarsi occasionalmente durante il normale funzionamento• Punti di riempimento e scarico
• Sfiati
• Aree circostanti tenute d’albero e pompe
• Valvole con possibile rilascio
Zona 2Come per la zona 0Raramente e per breve tempo• Aree ben ventilate circostanti la zona 1
• Aree con perdite di breve durata

Per le atmosfere di polveri si applicano invece queste zone ATEX:

Zone ATEX da polvere in impianti industriali: zona 20, zona 21 e zona 22 con simboli di pericolo esplosione
Zone ATEXCausaDurata e frequenzaEsempio
Zona 20  Miscela di aria e polvere combustibile sotto forma di nubeCostante, per lunghi periodi o frequente• Interno di silos, mulini, miscelatori di polveri o filtri antipolvere ed essiccatori
Zona 21  Come per la zona 20Può formarsi occasionalmente durante il normale funzionamento• Tramogge di riempimento e insaccamento
• Punti di scarico
• Aree circostanti filtri e setacci o aperture di ispezione aperte frequentemente
Zona 22Come per la zona 20Raramente e per breve tempo• Zone circostanti impianti che trattano polveri, in caso di perdite o guasti
• Aree con deposito o risollevamento sporadico di polvere

Tieni presente che i termini “frequente”, “occasionale” e “raro” non hanno una definizione univoca: nessuna norma ne fissa valori numerici precisi, ma tra gli esperti si è convenuto che:

  • “frequente” corrisponde a più del 50% del tempo di funzionamento;
  • “occasionale” indica un fenomeno che può verificarsi a intervalli irregolari, ad esempio durante gli sfiati o il prelievo di campioni, per circa l’1-10% del tempo di funzionamento.

In pratica, in caso di dubbio conviene sempre assegnare la zona ATEX più elevata.

Leggi e direttive sulle zone ATEX

In Italia, il principale riferimento normativo per la gestione delle sostanze pericolose — tra cui rientrano anche le sostanze infiammabili ed esplosive — è il D.Lgs. 81/08 (Titolo XI), che recepisce la direttiva ATEX 1999/92/CE. Da questi testi emerge chiaramente che le procedure previste per ogni valutazione del rischio aziendale si applicano anche alla protezione dalle esplosioni.

Significa che le possibili contromisure vanno valutate seguendo l’ordine di priorità “prevenire, evitare, proteggere”. Secondo l’art. 289 del D.Lgs. 81/08, dovrai quindi valutare, in quest’ordine:

  1. Prevenire la formazione di atmosfere esplosive, ad esempio sostituendo le sostanze pericolose o modificando il processo produttivo
  2. Se ciò non è possibile data la natura dell’attività, evitare la combustione nelle atmosfere esplosive
  3. Attenuare gli effetti pregiudizievoli di un’eventuale esplosione, in modo da garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori — ad esempio tramite misure strutturali (porte tagliafuoco), dispositivi di protezione individuale, piani di fuga ed evacuazione, mezzi di estinzione adeguati, formazione dei dipendenti, ecc.

Questo ordine di priorità va rispettato in ogni caso: significa che la classificazione delle zone ATEX diventa necessaria solo se non puoi rinunciare a sostanze, apparecchiature o processi a rischio di esplosione nella tua azienda.

In questo caso, gli Allegati XLIX e L del D.Lgs. 81/08 — insieme alle relative norme tecniche di attuazione (ad esempio la serie CEI EN 60079) — forniscono indicazioni concrete su come classificare le zone e applicare in pratica le disposizioni sulla protezione da atmosfere esplosive.

La marcatura delle aree a rischio di esplosione

logo ATEX per aree di lavoro potenzialmente esplosive

La normativa sulle sostanze pericolose e la direttiva ATEX stabiliscono che le aree e le apparecchiature a rischio di esplosione vadano contrassegnate in modo chiaro. A questo scopo occorre apporre segnaletica di sicurezza sul lavoro di colore giallo con la scritta nera “Ex”, ben visibile e di dimensioni adeguate.

Oltre a questa marcatura con cartellonistica di sicurezza, è importante segnalare correttamente anche i percorsi di fuga e di salvataggio e garantire ai lavoratori una formazione regolare sulla sicurezza sul lavoro e sulle procedure da seguire in caso di emergenza.

Come contrassegnare correttamente le apparecchiature per l’uso in aree a rischio di esplosione

Le apparecchiature e i dispositivi utilizzati nelle zone ATEX devono essere certificati secondo la direttiva ATEX 2014/34/UE e contrassegnati secondo la norma EN/IEC 60079-0:2018.

La targhetta identificativa riporta, tra le altre cose, gruppo e categoria, tipo di protezione dall’accensione, gruppo di gas o polveri, classe di temperatura e temperatura massima superficiale, oltre, se previsto, al livello di protezione dell’apparecchiatura (EPL) e al numero identificativo dell’organismo notificato.

logo ATEX per l'etichettatura di macchine in atmosfere potenzialmente esplosive

Domande frequenti sulle zone ATEX

Cosa sono le aree a rischio di esplosione?

Prima di stabilire le misure di sicurezza, occorre identificare le aree a rischio di esplosione attraverso una valutazione del rischio aziendale. Le aree a rischio comprendono tutti i siti di stoccaggio, produzione ed estrazione in cui gas o polveri esplosive sono presenti, possono formarsi o vengono utilizzati deliberatamente. Nella pratica, questo può riguardare, ad esempio, un deposito di sostanze pericolose, un impianto a gas o la formazione di vapori pericolosi durante l’uso di sostanze chimiche.

Come vengono identificate le zone ATEX?

Poiché il rischio di esplosione non è uguale ovunque né per tutte le sostanze, le aree a rischio vengono suddivise in diverse zone ATEX. Oltre alla frequenza e alla durata del rischio in una determinata area, si distingue anche se l’atmosfera esplosiva è causata da gas, vapori e nebbie infiammabili oppure da polveri combustibili.

Quali sono le zone ATEX?

La direttiva ATEX stabilisce sei diverse zone ATEX:
• Zona ATEX 0: area in cui un’atmosfera esplosiva, costituita da una miscela di aria e gas, vapori o nebbie infiammabili, è presente in maniera costante, frequente, o per lunghi periodi.
• Zona ATEX 1: area in cui, durante il normale funzionamento, può formarsi occasionalmente un’atmosfera esplosiva costituita da una miscela di aria e gas, vapori o nebbie infiammabili.
• Zona ATEX 2: area in cui, durante il normale funzionamento, un’atmosfera esplosiva costituita da una miscela di aria e gas, vapori o nebbie infiammabili si forma di norma solo raramente e per breve tempo.
• Zona ATEX 20: area in cui un’atmosfera esplosiva, sotto forma di nube di polvere combustibile, è presente in maniera costante, frequente, o per lunghi periodi.
• Zona ATEX 21: area in cui, durante il normale funzionamento, può formarsi occasionalmente un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile.
• Zona ATEX 22: area in cui, durante il normale funzionamento, un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile si forma di norma solo raramente e per breve tempo.

Quali sono le zone ATEX più pericolose?

In termini di frequenza e durata della presenza di un’atmosfera esplosiva, le zone 0 e 20 sono generalmente le più pericolose. Nella zona 0 l’atmosfera esplosiva può essere perenne, presente con frequenza o per lunghi periodi sotto forma di gas, vapori o nebbie infiammabili; nella zona 20 si presenta invece sotto forma di nube di polvere combustibile. Per questo motivo, entrambe richiedono misure di prevenzione e protezione particolarmente rigorose.

Nota bene: le normative menzionate in questo articolo rappresentano soltanto una selezione dei requisiti legali più importanti. Per informazioni più dettagliate ed aggiornate ti invitiamo a consultare i testi di legge. Nel caso di dubbi riguardo alla corretta applicazione delle disposizioni di legge ti consigliamo sempre di rivolgerti a degli esperti.

Fonte dell’immagine:
© gettyimages.de – DSCimage